La notizia è apparsa oggi sul Corriere on-line. Martedì il sacrestano di una parrocchia di Vigevano ha deciso di infilarsi al braccio una fascia rossa sulla quale spiccava una svastica e con questa si è messo a salutare passanti e parrocchiani e poi si è “stupito” della reazione tutt’altro che felice dei parrocchiani stessi(e chissà cosa penserà adesso che in pratica gli stanno piovendo critica da tutto il paese grazie al web!) poichè considera quella una sua libertà di espressione, visto che lui è per sua stessa ammissione uomo di estrema destra.
Soprassediamo sul fatto che indossare simboli nazzisti in Italia è reato, e soprassediamo anche sul fatto che si, va bene la libertà di espressione, ma certe cose con tutta la libertà di espressione fanno incazzare le persone (la stragrandissima maggiornaza), ma la cosa che vorrei sottolineare è l’assoluta inconciliabilità tra il lavoro che da 5 anni svolge (e ovviamente il luogo dove svolge tale lavoro) e la sua ideologia politica. Io non sono cattolico (almeno non mi definisco tale pur essendo stato battezzato e pur avendo fatto la prima comunione), ma ho fatto il catechismo ai miei tempi e ricordo bene che l’insegnamento di Gesù era amore verso il prossimo, rispetto, rifiuto della violenza, aiutare i più deboli e indifesi ecc. ecc., bene, come può questa persona far conciliare un’ideologia politica basata sul diritto del più forte, sull’odio raziale (loro la chiamano difesa della razza… ma è la stessa cosa), sull’eliminazione sistematica di tutti coloro che sono “diversi” da loro (siano essi neri, ebri, cinesi, ma anche gay, handicappati ecc. ecc.) con l’insegnamento di Gesù? Certo qualcuno potrebbe dire che il sacrestano non è un prete, ma solo colui che si prende fisicamente cura della chiesa, tenendola pulita, in ordine occupandosi delle elemosine ecc. ecc. ma la differenza di pensiero tra la sua ideologia e la fede cattolica è talmente tanto grande che una tale coesistenza dovrebbe essere estremamente complicata. Sia ben chiaro, non mi auguro che il parroco o il vescovo lo licenzino, anche perchè sarebbe un boomerang per la chiesa che avrebbe il dovere, proprio in base agli insegnamenti di Gesù sulla tolleranza, di accogliere il sacrestano proponendosi in un continuo confronto con lo stesso, un confronto ovviamente ideologico e (principalmente) storico. Mi auguro che altresì la chiesa (in generale dal parroco della chiesa del sacrestano su su fino alle alte sfere) inviti il sacrestano a non avere comportamenti “provocatori” ed estremisti (visto che comunque lavorando per la chiesa ne lede l’immagine) e allo stesso tempo lo invii a fare un po’ di lavoro di assistenza ai malati di AIDS, agli extracomuinitari o in qualsiasi altro posto dove la sofferenza delle persone più deboli e indifese sia palpabile in modo da fargli toccare con mano (pur senza fargliela provare sulla sua pelle) cosa voglia veramente dire la parola sofferenza nella speranza che si accenda in questa “persona” la scintilla dell’umanità.